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EDITORIALE

Eccoci qua, ormai nell’anno scolastico 2018-2019, pronti a ricominciare a scrivere articoli per il nostro giornalino on line, anche se con un po’ di ritardo e la primavera è già arrivata.
Noi siamo sempre qua, ancora ospiti nei locali della scuola primaria e in attesa che venga costruita la nuova sede della scuola media. In realtà, poco tempo fa è stato inaugurato un modulo che ci è stato donato dopo il terremoto, dove abbiamo a disposizione un laboratorio informatico ed uno scientifico, che per fortuna ci consentono di avere qualche spazio in più a disposizione per le nostre attività didattiche.
In redazione ci siamo noi dell’attività alternativa all’IRC (classi 1^C e 1^D), ma chiunque tra i banchi della nostra scuola può contattarci e chiederci di collaborare scrivendo un suo articolo, che saremo ben lieti di pubblicare.
Noi siamo pieni di molte idee da tradurre in notizie che intendiamo proporvi. Speriamo che queste vi piacciano, perché ci abbiamo lavorato con tanta passione e impegno, e che interveniate numerosi con i vostri commenti.
Tasnim Khoulkhal e Giulio Cai

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Violenza e cyberbullismo: “la baby gang delle stazioni ferroviarie”

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A Vigevano i carabinieri hanno arrestato 4 ragazzi tra i 15 e i 16 anni e denunciato altri 6: facevano parte di una banda accusata non solo di diversi episodi di vandalismo contro convogli ferroviari, ma anche di aver violentato e picchiato alcuni coetanei, scelti tra i soggetti più deboli e incapaci di difendersi. Si trattava di loro compagni di classe o vicini di casa.

Tra questi, un quindicenne è stato a lungo perseguitato: le violenze fisiche e le umiliazioni che subiva venivano riprese con i telefonini e poi le immagini finivano sui social network per ridicolizzarlo; sono giunti perfino a costringerlo a bere alcolici fino ad farlo ubriacare, poi gli hanno messo una catena al collo e l’hanno portato in giro per strada come un cane al guinzaglio.

Questo caso è stato analizzato da uno psicologo, che ha concluso che la persecuzione del quindicenne è iniziata perché il ragazzo voleva seguire il suo migliore amico in quel gruppo e l’unica maniera per essere accettato era di superare alcune “prove”.

Per fortuna un suo “vero” amico lo ha detto alla madre che ha denunciato i componenti della baby gang. Il quindicenne è stato così supportato dai genitori che adesso lo aiutano a superare il trauma.

Lo psicologo ha detto che l’unico modo per evitare il cyberbullismo è di parlarne subito con un genitore o un adulto competente.

 

Eleonora Monaldi, Giuseppe Laviero, Edoardo Mandozzi (1^B)

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