EDITORIALE

Rieccoci, un nuovo mese e tante nuove notizie da condividere insieme.
Questo primo periodo è trascorso davvero velocemente ed è stato anche molto impegnativo, tuttavia siamo soddisfatti sia di questi mesi iniziali di scuola, trascorsi in presenza, sia di questa nuova avventura, il nostro giornalino, ovvero News Media Paper!
Lo scorso mese ci siamo soffermati su svariati argomenti, dal Rinascimento, a Boccaccio fino a fatti di attualità riguardanti il mondo dei giovani e più in particolare il mondo della musica e delle serie tv. Questo mese ugualmente vi coinvolgeremo con novità riguardanti la storia passata, il mondo presente e magari anche qualche curiosità sulle innovazioni che ci riserva il futuro.
Il nostro obiettivo principale è come sempre quello di coinvolgere il lettore e farlo appassionare agli argomenti che trattiamo con grande cura ogni settimana.
Annalisa Andrenacci 2^ C

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In giro per campi con il nostro amico naturalista

A dicembre andiamo per campi con Nazzareno, il nostro amico naturalista; è sufficiente spostarsi ad un passo dalla scuola per osservare la campagna del nostro territorio ed immergerci in un ambiente, per noi tanto familiare.
Ma lo conosciamo veramente? 
Proviamo a chiudere gli occhi e ad immaginare un passato lontano…davanti a noi la campagna è un’ interminabile foresta dominata da querce e, in cima alle colline, si danno battaglia paesi fortificati! 
La storia del nostro territorio ci racconta di un paesaggio che è notevolmente mutato nel tempo, ma ciò non è avvenuto gradualmente. Come sono andate le cose? 

Ogni paese incominciò a disboscare i terreni intorno alle fortificazioni, per coltivarli, estendendo via via questa trasformazione sempre più a valle. Il paesaggio collinare, tuttavia, per secoli è rimasto abbastanza vario: querce, ulivi, viti, cereali… ; poi si cominciarono a costruire case coloniche, quelle abitate appunto da un colono, un contadino al quale il proprietario della terra dava l’opportunità di coltivare il suo terreno, ma dal quale voleva i frutti del suo lavoro, secondo regole ben precise; nelle nostre campagne, fino a metà del secolo scorso c’era la “mezzadria“: un tipo di contratto stipulato tra il proprietario e il contadino in base al quale si doveva dividere a metà il raccolto, mentre in parti ben precise si distribuivano tutti gli altri prodotti dei campi. Una vita dura per il colono (mezzadro) che avrebbe potuto essere mandato via dalla casa colonica quando lo avesse voluto il proprietario. La campagna del colono era coltivata in modo intenso, ma ancora piuttosto vario e rispettoso della natura. Le cose poi sono cambiate; il contadino che potè comprare la terra divenne proprietario e le nuove tecniche agricole cambiarono il modo di coltivare la campagna e di conseguenza il suo aspetto. 
Se osserviamo il paesaggio collinare intorno a noi, possiamo scorgere ancora delle vecchie case coloniche; accanto, ce ne sono spesso alcune nuove costruite dai contadini quando le cose per loro andarono meglio; altre case, invece, sono state ristrutturate e sono diventate delle ville, altre ancora sono state demolite. 
La collina porta dunque i segni della storia del nostro territorio. 
Ma la campagna com’è cambiata? Nell’ultimo secolo le trasformazioni sono state più rapide: le macchine agricole sempre più imponenti hanno costretto i contadini ad un taglio drastico degli alberi. Le viti non sono state sostenute più dagli alberi (gli aceri), ma da paletti di cemento; gli alberi da frutto in mezzo ai campi sono stati tagliati, così è accaduto per le querce, i boschetti e le siepi, tutto per dare spazio a campi sempre più estesi. 
Che vediamo oggi? 
Vediamo intorno a noi campi molto grandi, ripidi e nudi in inverno, coltivati con una sola coltura (grano, girasole, orzo, granturco…) oppure estesi uliveti, vigneti, frutteti, sempre ad una sola coltura. 
Cosa rimane dell’antica vegetazione? 
Solo le siepi, che bordano i campi, le strade, i fossi, il fiume e qualche quercia isolata, in mezzo a campi “rasati”…

 Sotto una grande quercia…

Andiamo all’ombra di una grande quercia… 
La quercia tipica della nostra campagna si chiama roverella; le sue foglie in dicembre hanno il colore dell’autunno, ma esse non cadono tutte in inverno: infatti, una parte rimane sull’albero fino a primavera. 
Ai piedi della quercia c’è un tappeto di ghiande nascoste tra foglie e terra; alcune hanno perso la loro “cupola” e molte stanno germinando: preparano una radichetta che le fisserà al suolo, successivamente spunterà un fusticino con due foglioline… 
Un poco più in là, oltre l’ombra del grande albero, si vede un prato di giovani piantine di quercia nate negli anni precedenti; se nessuno le tagliasse o se non venissero mangiate, alcune potrebbero sviluppare e ricolonizzare la collina (l’ecosistema riprenderebbe la sua fisionomia originaria). 
La quercia è la casa per molti organismi viventi: uccelli, piccoli roditori e piccoli rettili e tanti insetti che si nutrono di foglie, legno, ghiande e materia morta, tanto da formare un micro- ecosistema con la sua rete alimentare. 
Riconoscere una roverella è facile: le foglie sono lobate e la pianta è molto sinuosa, tronco e rami non sono diritti e i rami che si dividono dal tronco piuttosto in basso.

 Accanto ad una siepe…

Rovi, arbusti di acacia, olmi, aceri, sambuco, rosa canina, edera, prugnolo, bincospino… quante piante diverse nella siepe! Tutti questi arbusti offrono cibo e riparo per tanti animali, proteggono dal vento i campi e sostengono il terreno. La siepe è ciò che rimane della vegetazione spontanea del nostro territorio, accoglie la biodiversità, la protegge e la favorisce aiutando anche, per quanto possibile, a mantenere un certo equilibrio nei campi coltivati.

La classe II A e la prof.ssa Giacopetti

3 comments to In giro per campi con il nostro amico naturalista

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