EDITORIALE

Rieccoci, un nuovo mese e tante nuove notizie da condividere insieme.
Questo primo periodo è trascorso davvero velocemente ed è stato anche molto impegnativo, tuttavia siamo soddisfatti sia di questi mesi iniziali di scuola, trascorsi in presenza, sia di questa nuova avventura, il nostro giornalino, ovvero News Media Paper!
Lo scorso mese ci siamo soffermati su svariati argomenti, dal Rinascimento, a Boccaccio fino a fatti di attualità riguardanti il mondo dei giovani e più in particolare il mondo della musica e delle serie tv. Questo mese ugualmente vi coinvolgeremo con novità riguardanti la storia passata, il mondo presente e magari anche qualche curiosità sulle innovazioni che ci riserva il futuro.
Il nostro obiettivo principale è come sempre quello di coinvolgere il lettore e farlo appassionare agli argomenti che trattiamo con grande cura ogni settimana.
Annalisa Andrenacci 2^ C

Count per Day

  • 150252Totale letture:
  • 3Letture odierne:
  • 11Letture di ieri:
  • 88Letture scorsa settimana:
  • 240Letture scorso mese:
  • 66598Totale visitatori:
  • 3Oggi:
  • 63La scorsa settimana:

Le terze in gita in Austria!

Primo giorno: Monte Urano – Mauthausen- Vienna

P1010258 In classe abbiamo ampliamente trattato il tema del razzismo. Un esempio di ciò che questo può provocare risale al 1942, quando Hitler decise di attuare la “soluzione finale” e di sterminare migliaia di Ebrei in Europa. La Germania nazista per raggiungere questo obiettivo fece ricorso ai campi di concentramento ed in seguito a quelli di sterminio. Uno di questi fu quello di Mauthausen, costruito nel 1938 in cima ad una collina.

La prima tappa della nostra gita in Austria è stata proprio questo  campo, dove siamo giunti martedì 8 aprile per la nostra breve visita guidata dopo un lungo viaggio in pullman di oltre 12 ore, durante il quale abbiamo dormito (poco) e fatto brevi soste per mangiare (tanto!!).

Mauthausen conta 25 ettari di terra ed era considerato il “campo madre”, in quanto vi erano altri campi satelliti che dipendevano da esso (uno dei più temuti era quello di Gusen). È davvero raccapricciante pensare che in questo stabilimento si conducevano vite parallele e molto diverse tra loro: infatti, da una parte vi erano prigionieri, che lottavano per sopravvivere alla consunzione per denutrizione e stenti, dall’altra le SS, che avevano ricevuto la giurisdizione su tutti i campi di concentramento e che trascorrevano tranquillamente le loro giornate sfruttando questa massa di “indesiderati” ridotti in schiavitù. La loro era una vita agiata, privilegiata: le SS non si preoccupavano affatto di quanto accadesse all’interno del campo, delle tante vittime della loro violenza cieca e terrificante. Noi tutti siamo rimasti colpiti dalla presenza all’esterno di una piscina a loro disposizione, costruita dai deportati con il materiale tratto dalla cava di granito che si trovava in una zona limitrofa a questo centro di morte e di dolore. Poco distante, la guida ci ha indicato anche un campo da calcio: lì le SS organizzavano addirittura dei tornei!

I lager venivano visti dalla società come una liberazione dai nemici dello Stato ma dalle vittime (che in questa “fabbrica della morte” sono state circa 100.000) come un pozzo profondo da cui, una volta finiti sul fondo, non si poteva più uscire. Gli internati avevano una vita molto travagliata nel campo e, soprattutto, piena di dolore. Essi venivano trasportati solitamente tramite un treno ed in ogni vagone vi erano ammassate circa 50 persone. Dopo esser scesi dal treno, con gli arti doloranti, erano costretti  ad attraversare la città, dove venivano ancora di più umiliati dai cittadini, ed a marciare per 4km; poi finalmente raggiungevano il lager ovvero l’inferno.

L’estesa fortezza rettangolare di Mauthausen è dotata di due grandi ingressi. Il primo, quello principale, era sormontato da una enorme aquila nazista oggi non più visibile perché demolita nel 1945 al momento della Liberazione dagli ex prigionieri. Questa porta consentiva l’ingresso al complesso del lager, formato dal lager di prigionia vero e proprio, dalle baracche delle SS, dall’ospedale del campo (bruciato dagli americani nel ’45) e dalla sottostante cava di granito. I deportati erano accolti con massacranti ordini impartiti dalle SS; le guardie controllavano i prigionieri da una specie di caserma che si affacciava su un grande portico, dove si può immaginare la stanchezza e il dolore dei detenuti al loro arrivo.

Il secondo ingresso, chiamato dai prigionieri la “Porta mongola” probabilmente per il suo stile asiatico, dà accesso all’area riservata ai prigionieri. Entrando ci si trova di fronte allo sconfinato “Piazzale dell’appello”: a destra ci sono diversi edifici in muratura e sulla sinistra alcune baracche in legno rimaste a testimoniare la vita nei block (gli edifici adibiti a dormitorio dei deportati).

Accanto a questo complesso vi è inoltre un cimitero dove in seguito venne eretta la lapide di un deportato sotto ad un salice, pianta simbolo della morte e della sofferenza. In seguito, dopo il 5 maggio 1945, data dell’arrivo dell’11ª Divisione corazzata USA che ha liberato il campo, vennero costruiti molti monumenti da diverse nazioni (Italia, Belgio, Slovenia, Russia, Francia etc.) per ricordare le tante vittime del campo.

Nella vicina cava, dove si estraeva il “granito viennese” che poi veniva tagliato in blocchi squadrati da costruzione (lo stesso lager fu edificato trasportando a mano centinaia di migliaia di queste pietre sulla lunga via che collegava la cava al campo, situato in cima alla collina adiacente) abbiamo visto la “Scala della morte”: gli internati, in fila, salivano con dei massi caricati sulle spalle su questa ripida scalinata di ben 186 gradini! I deportati dovevano fare attenzione perché potevano provocare l’”effetto domino”, quindi far del male a quelli dietro di loro.

P1010270 

La guida ci ha raccontato che nella cava i detenuti non dovevano far cadere i massi che trasportavano; se smettevano di lavorare erano colpiti con violente manganellate, insulti etc.; inoltre, non esistevano gli “infortuni sul lavoro”: se una persona presentava delle lesioni gravi veniva considerata irrecuperabile ed immediatamente eliminata perché ritenuta un ulteriore peso per la società. L’uccisione poteva avvenire attraverso le camere a gas, utilizzando lo ZYKLON-B, oppure iniettando al cuore una miscela di benzina o servendosi di armi e quindi sparando direttamente al prigioniero.

Mauthausen non possiede enormi camere a gas, né strumenti particolari per l’eccidio di massa e apparentemente può sembrare un campo di lavoro forzato; invece lo sterminio era attuato appositamente e scientificamente mediante il lavoro stesso. Migliaia di persone al giorno morirono per la fame, l’esaurimento fisico e le epidemie.

Sempre affacciati sulla voragine in cui c’era la cava abbiamo osservato alla nostra destra, accanto alla scala della morte, un vertiginoso abisso formato da una parete verticale di roccia, chiamato il ‘Muro dei paracadutisti’ dalle SS: i paracadutisti altri non erano che gli sventurati di turno che vi venivano precipitati e le pietre che avevano portato fin lassù il loro “paracadute”! Le guardie vi gettavano spesso i detenuti solo perché avevano portato su una pietra ritenuta troppo piccola o perché li vedevano nello stadio finale di logoramento fisico.

Quando siamo entrati nell’area riservata ai prigionieri, abbiamo ripensato a quanto avevamo appreso in classe: lì nel lager avveniva la spersonalizzazione dei prigionieri o demolizione psicologica, come la definisce Primo Levi: il detenuto doveva cancellare tutti i ricordi ed era costretto a guardarsi come se fosse un oggetto; l’individuo veniva privato persino del proprio nome, sostituito da un codice numerico tatuato a fuoco sull’avambraccio. I deportati venivano spogliati e disinfestati grazie a delle docce con acqua calda e salata in camere apposite; inoltre, i barbieri delle S.S. dovevano rasare ogni individuo proprio per eliminare le differenze tra i prigionieri, per far capire ai detenuti chi comandava e per incutere loro terrore. Seguivano poi lunghe ore di marcia nel corso delle quali le vittime dovevano rispettare tutti gli ordini (anche se a volte incomprensibili), altrimenti rischiavano la morte. Dovevano, inoltre, avere l’abbigliamento adatto che consisteva in una divisa con sei bottoni: due stracci come la casacca, i pantaloni e un berretto. Se mancava un solo bottone bisognava in qualche modo riattaccarlo grazie al filo di ferro usato come ago o se esso andava perso bisognava rinunciare ad una parte sostanziosa del rancio (che era già scarso di suo) e barattarlo con le S.S. La cosa più importante della divisa era, però, il berretto: se non si aveva questo si rischiava una pallottolaP1010272 nel cranio.

Il pasto era veramente esiguo e consisteva in zuppe, bucce di frutta, rape; a volte nei piatti si potevano trovare scarafaggi o vermi!  Dopo la cena si poteva finalmente andare a dormire per poi svegliarsi alle 5:30. I detenuti avevano a disposizione 15 baracche disposte in cinque file da tre; le condizioni igieniche di queste abitazioni erano veramente pessime e in una stanza di circa 100m cubi circa dovevano viverci 400 persone!

 

  P1010278

L’ultimo edificio a destra del campo era l’infermeria, oggi sede del Museo di Mauthausen; attraverso un passaggio sotterraneo  abbiamo raggiunto il  Krematorium, vicino al quale è collocata una piccola camera  a gas camuffata da sala docce.

 

 Questa visita a noi alunni ha fatto capire le dure condizioni in cui hanno vissuto i deportati; inoltre, grazie ad essa, abbiamo avuto l’opportunità di riflettere su ciò che la storia ci insegna: riteniamo, infatti, che sia estremamente utile conoscere ciò che è accaduto in passato per non commettere più gli stessi errori. La nostra scuola ci ha consentito di osservare da vicino questo campo di sterminio e di approfondire questa parte molto importante della storia del Novecento per farci comprendere l’importanza di valori quali l’uguaglianza, la libertà, la tolleranza, la necessità di non discriminare nessuno per motivi futili come la religione, il colore della pelle, il Paese di provenienza etc. Anche noi, infatti, nel nostro piccolo rischiamo di ripetere gli stessi errori della Germania razzista quando emarginiamo o deridiamo qualcuno per il modo in cui si veste, per lo sport che pratica, per il suo orientamento sessuale etc. Noi tutti possiamo assumere atteggiamenti prepotenti e violenti comportandoci da bulli nei confronti di altre persone. Quali le conseguenze? Quando si soffoca la libertà di un individuo di essere se stesso si commette un grave errore e soprattutto si ferisce l’altro, gli si fa del male, non diversamente da quegli aguzzini tedeschi  del lager le cui azioni ci fanno inorridire. Il primo giorno del nostro viaggio d’istruzione ci ha insomma permesso di capire quanto possa essere crudele l’uomo e fin dove riesca a spingersi la malvagità umana, ma ci ha anche indotti a riflettere sul nostro modo di relazionarci con le persone.

La sera, giunti a Vienna, abbiamo cenato in una Wienerwald, dove abbiamo provato la Wiener Schnitzel, una specialità della cucina viennese, consistente in una sottile fettina di vitello impanata e fritta nello strutto servita con insalata di patate; come dolce uno strudel di mele, in verità non molto apprezzato dalla gran parte di noi.

In hotel, dopo esserci sistemati nelle camere, gli insegnanti ci hanno concesso di restare a chiacchierare fra noi fino alle 23.30, ora del coprifuoco rispettata da tutti (anche perché TUTTI temevamo di perdere la caparra di ben 25 euro versata al nostro arrivo se avessimo fatto confusione, espressamente vietata dal regolamento dell’albergo: ottimo deterrente!)

Così, stanchi ma contenti, si è concluso il primo giorno della nostra gita.

                                                                                           Michele Mignani e Federica Impagliatelli (3^A)

Secondo giorno: Vienna

DSCN3984

La giornata più impegnativa della gita è stata sicuramente la seconda, quando abbiamo visitato la città di Vienna che ci ha affascinato davvero molto con le sue bellezze. Usciti dall’hotel, abbiamo conosciuto la guida che ci ha accompagnato nel tour della città.

Dopo un giro in pulmann generale perlustrativo, nel corso del quale abbiamo visto il Parlamento austriaco, la Chiesa di san Carlo Borromeo, il padiglione della Secessione viennese e il fiume Danubio, abbiamo cominciato la nostra camminata. La prima tappa è stata l’Hundertwasserhaus, una casa costruita da Friedensreich Hundertwasser. Un edificio in stile liberty, molto particolare e simpatico, con decorazioni floreali, pareti ondulate e una grande varietà di colori, simile alle opere in Spagna di Gaudì.

P1010287Abbiamo fatto poi una breve sosta nel Village di fronte alla casa, decorato con lo stesso stile di questa. Qui noi alunni abbiamo fatto un giro per i vari negozietti, dove abbiamo comprato souvenirs e ricordi. Questo complesso ci ha affascinato davvero molto per la sua vivacità e la sua allegria.

P1010283

Ci siamo diretti poi verso il duomo di Santo Stefano, la cattedrale metropolitana e uno dei simboli della città, da cui siamo rimasti davvero affascinati. Quest’edificio ha avuto una storia un po’ travagliata: le prime fondazioni risalgono al 1147, ma fu terminato solo tra il XIV e il XV secolo con una conformazione gotica. Fu danneggiato però durante la Seconda guerra mondiale. Oggi è una tra le principali attrazioni turistiche e sormonta la città con il suo altissimo campanile. Quando siamo entrati, ognuno era munito di macchina fotografica al collo.

DSCF1122 (2)

IMG_0176

 

DSCF1154 (2) 

Continuando il nostro giro, lungo la strada ci siamo imbattuti in uno dei monumenti più importanti di Vienna: il Pestsäule, una statua di marmo e oro che racconta l’epidemia che ha colpito la città nel 1679. Questa è stata la statua che più ha colpito la nostra attenzione. Abbiamo concluso la mattinata con la visita esterna all’Hofburg, che è stato la sede del potere austriaco per molti secoli durante la dinastia degli Asburgo. Attualmente ospita gli uffici del Presidente della Repubblica. Dal versante posteriore del complesso abbiamo avuto la possibilità di ammirare un bellissimo scorcio della città. Mentre ci dirigevamo al ristorante per il pranzo abbiamo osservato dal di fuori due musei molto importanti: quello di storia naturale e quello di storia dell’arte.

P1010293

Nel pomeriggio ci siamo diretti verso il castello di Schönbrunn, che è stato decisamente ciò che ci ha attratto di più. Con la sua grandezza e maestosità ci ha affascinati e anche sorpresi per le dimensioni del palazzo e dei giardini. Tutto l’edificio è stato decorato in stile barocco e rococò ed è stata la residenza estiva degli Asburgo dal 1730 al 1918. Dopo una dettagliata visita interna, abbiamo girato per il parco del castello. L’immensa distesa verde avrebbe potuto quasi ospitare un quartiere della nostra città. 

P1010294

 Avvicinandosi la Pasqua è stato allestito inoltre, sempre all’interno del parco, un mercatino tipico austriaco e prima di ripartire ci abbiamo fatto un salto. La particolarità è che quasi ogni alunno ne è venuto fuori con un dolce in mano!

IMG_0299

 Per concludere il giro e per la felicità di tutti noi ragazzi ci siamo diretti al Prater, il parco giochi della città. Prima tappa tra tutte le attrazioni è stata la ruota panoramica, da cui abbiamo avuto una vista a 360° della città. eccezionale panorama, però, ci siamo potuti anche divertire dentro le cabine, coinvolgendo alcune professoresse nel gioco. Non è potuto mancare poi un giro sulle montagne russe. La nostra attenzione si è soffermata anche su una coraggiosa insegnante che è salita su una torre a 64 metri di altezza per fare la classica giostra.

DSCF1215 (2)

Il divertimento però è finito presto e siamo tornati al ristorante per la cena. La notte, forse perché l’ultima trascorsa in hotel, è stata la più bella…

                                                                                       Niccolò Gismondi e Giulia Donnari (3^B)

Terzo giorno: Vienna – Graz – Monte Urano

 Dopo aver “dormito” ci siamo svegliati e in fretta e furia abbiamo rifatto le valigie. Erano circa le 6.30 e tutti ci siamo accalcati a fare colazione guardando con invidia le persone che si trovavano nell’area del buffet a pagamento; a dire il vero non eravamo proprio tutti: alcuni, come nel nostro caso, se l’erano presa comoda tanto da alzarsi alle 6.25 e di conseguenza hanno dovuto lavarsi e vestirsi contemporaneamente.

Si avvertiva un senso di tristezza ma allo stesso tempo di allegria perché si pensava alle ore seguenti in cui si sarebbero condivisi altri bei momenti insieme.

Una volta saliti sulla corriera, che in quei tre giorni era diventata la nostra casetta mobile, ci siamo diretti ad una città poco distante: Graz, “la città verde”, che deve il suo appellativo alla quantità di aree verdi presenti.

Il Duomo era splendido, in stile tardo gotico ma soprattutto dagli affascinanti interni barocchi come il maestoso altare maggiore che troneggia nel coro, il pulpito o l’organo a canne ; siccome era possibile fare foto, molti andavano il giro per la chiesa come dei paparazzi.

Ci siamo poi diretti verso la piazza centrale, il cuore della città, dove si affacciano l’imponente municipio, il Rathaus come lo chiamano gli abitanti, e tanti bellissimi edifici dalle facciate decorate con stucco barocco che circondano la fontana, situata proprio nel mezzo dell’Hauptplatz. Tuttavia le nostre menti erano più intente a provare il cibo del luogo: gli ottimi panini o i würstel austriaci. Improvvisamente ci siamo trasformati tutti in critici culinari e andavamo in gruppi da un chiosco all’altro cercando di decretare il miglior hotdog.

Ancora con le pance piene ci siamo diretti verso la modernissima funicolare che, nonostante il costo, era veramente suggestiva (avremmo potuto optare per gli antichi sentieri per raggiungere la cima del colle o avviarci sempre a piedi per  i 260 scalini ma …non siamo stati così coraggiosi!).

DSCN4021

P1010287Siamo saliti sullo Schlossberg, una collina sormontata da un castello nel centro della città, la maggior attrazione turistica di Graz, parzialmente demolita dalle forze napoleoniche. Del castello fa parte l’”Uhrturm”, cioè la “Torre dell’orologio”, uno dei simboli della città. Dal colle si poteva ammirare una sconfinata vista di tutta Graz: il fiume Mur, i tetti rossi, gli edifici in diversi stili architettonici l’uno a fianco all’altro (rinascimentale,  gotico e barocco) accanto a delle strutture dalle più svariate forme.

DSCN4033

Una volta scattate le classiche foto di rito ci siamo diretti verso il nostro ristorante attraversando la Murinsel, la piattaforma artificiale a forma di conchiglia costruita sul fiume creata nel 2003 quando Graz è stata scelta come “Capitale europea della cultura”.

Una delle frasi pronunciate spesso dagli insegnanti è stata: ”Non facciamoci riconoscere”, e noi l’abbiamo seguita alla lettera. Entrati c’era un silenzio tombale che al nostro arrivo… è svanito magicamente! Il cibo è stata l’unica nota dolente della gita e lo affermano due che sono noti per essere dei buon gustai.

Saliti per l’ultima volta sul pullman abbiamo salutato l’Austria come un vecchio amico ma…ci rimanevano 10 ore di viaggio! Sono trascorse molto più velocemente dell’andata grazie a delle interminabili partite a carte e alle chiacchierate con gli amici.

Purtroppo nelle ultime ore le stanchezza si è fatta sentire ed è nato qualche litigio sfociato in pianto e in una tristezza generale poi svanita.

Ancora non ci eravamo resi conto del tempo che passava quando alzando gli occhi abbiamo intravisto in lontananza il cartello: “MONTE URANO”. Noo!!

In un attimo siamo scesi tutti, abbiamo ritrovato i nostri familiari e credo che tutti abbiano pensato: “Ecco, si ritorna alla solita routine.”

                                                                                            Francesco Fortuna e Andrea Santini (3^C)

1 comment to Le terze in gita in Austria!

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>