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EDITORIALE

Eccoci qua, ormai nell’anno scolastico 2018-2019, pronti a ricominciare a scrivere articoli per il nostro giornalino on line, anche se con un po’ di ritardo e la primavera è già arrivata.
Noi siamo sempre qua, ancora ospiti nei locali della scuola primaria e in attesa che venga costruita la nuova sede della scuola media. In realtà, poco tempo fa è stato inaugurato un modulo che ci è stato donato dopo il terremoto, dove abbiamo a disposizione un laboratorio informatico ed uno scientifico, che per fortuna ci consentono di avere qualche spazio in più a disposizione per le nostre attività didattiche.
In redazione ci siamo noi dell’attività alternativa all’IRC (classi 1^C e 1^D), ma chiunque tra i banchi della nostra scuola può contattarci e chiederci di collaborare scrivendo un suo articolo, che saremo ben lieti di pubblicare.
Noi siamo pieni di molte idee da tradurre in notizie che intendiamo proporvi. Speriamo che queste vi piacciano, perché ci abbiamo lavorato con tanta passione e impegno, e che interveniate numerosi con i vostri commenti.
Tasnim Khoulkhal e Giulio Cai

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Io sono verticale

Io sono verticale
ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti gridi di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima d’un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resterò sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno,
i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

Riflessioni

La poesia di Sylvia Plath, intitolata “Io sono verticale”, parla della morte, della solitudine e dell’inadeguatezza. 
Il testo poetico è composto da due strofe.
Nel primo verso della prima strofa viene utilizzato il condizionale, mentre negli altri versi viene usato il presente.
Nel primo verso della prima strofa, la congiunzione ma, lega la frase al titolo e fa capire al lettore il messaggio fondamentale del testo.
L’autrice, infatti, preferirebbe essere orizzontale come nel sonno e nel sogno, ma si rende conto di essere verticale: né immortale come un albero, né bello come un fiore. L’essere verticale, per lei, rappresenta una realtà che non le piace. 
La sua fragilità e il fatto di non sentirsi mai all’altezza della situazione fa pensare di poter trovare la pace nel sonno e nella morte, così il suo corpo sarebbe vicino alle radici degli alberi. 
Il modo di scrivere usato da Sylvia Plath fa capire fin da subito il desiderio della poetessa di essere orizzontale. 
Cercando informazioni sulla vita della poetessa, ho scoperto che soffriva di depressione e che era stata sottoposta ad un elettroshock. 
Tutti i tentativi di cura sono stati vani perché, alla fine, si è tolta la vita con il gas. 
Ho letto anche che si sentiva inadeguata ad essere donna. Aveva detto di non volersi ridurre a preparare tre pasti al giorno per la sua famiglia, non voleva sentirsi “costretta” in casa. 
Da queste informazioni ho capito perché, in questa poesia, parla in modo diretto di voler essere orizzontale e di essere in bilico tra la vita e la morte. 
Tuttavia, non condivido i pensieri della poetessa: la donna, oggi in particolare, ha un ruolo fondamentale sia nella famiglia che nella società, indipendentemente dal fatto che lavori o meno. 
Molto probabilmente l’autrice era portata a questi ragionamenti a causa della sua depressione. 
Il concetto che lei esprime è triste mentre, secondo me, non bisogna passare la vita pensando alla morte, perché la vita è una sola e bisogna goderla in tutto e per tutto, anche nei momenti in cui ci sembriamo più soli ed inutili.

Alice Tamanti – 2 B

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