EDITORIALE

Questo periodo dell’anno rappresenta un momento molto importante per noi alunni delle classi terze, infatti ci troviamo a compiere per la prima volta una scelta decisiva per il nostro futuro: individuare la scuola superiore in cui coltivare e portare avanti i nostri sogni e progetti, diventando dei giovani preparati e responsabili. Ovviamente, non per tutti è facile comprendere fin da subito quello che piace veramente svolgere nella vita, infatti solo pochi privilegiati lo sanno fin da piccoli ed hanno un proprio sogno da realizzare. E’ una scelta determinata da molti fattori e, grazie all’attività di orientamento proposta dalla nostra scuola, abbiamo scoperto meglio i nostri interessi, spesso molto diversi da quelli che erano i nostri sogni e desideri vissuti da piccoli. A scuola ci sono stati offerti degli incontri con un’ orientatrice che, oltre ai test con le crocette, ci ha fatto svolgere delle attività volte ad una maggiore conoscenza di noi stessi. Queste ultime ci hanno fatto capire i nostri interessi e i nostri talenti. In base a questo percorso, abbiamo compreso che i consigli dati dai professori o dai nostri genitori e soprattutto la scelta fatta dagli amici non ci devono influenzare o comunque possono servire, ma soltanto ragionando con la nostra mente ed in modo assolutamente autonomo. L’orientamento ci ha fatto capire che la scelta della scuola è qualcosa che oggi si può definire solo in parte e dobbiamo ancora lavorare sodo su noi stessi, poiché il nostro percorso di crescita non avrà mai fine. Anche dopo aver terminato la scuola, indipendentemente dal percorso che scegliamo e dal lavoro che intraprendiamo, dobbiamo continuare a conoscere noi stessi per migliorare le nostre capacità. Ci ritroveremo in un istituto nuovo, con facce sconosciute e perciò dovremo ricominciare tutto da capo: in fondo ogni inizio è esaltante, ma allo stesso tempo ci trasmette ansia e paura. É come iniziare una nuova vita nella quale molte volte è difficile integrarsi con il gruppo classe, soprattutto per le persone timide. La scuola media è il passaggio dall’essere un bambino a un adolescente. Speriamo che ognuno alunno trovi davvero la scuola adatta a sé stesso e che nei prossimi anni riesca ad abituarsi ad ogni tipo di cambiamento.

       Samije Muaremi 3^C

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Intervista a Maria Curie

di Lucia Mengoni

In questa intervista andremo a conoscere gli aspetti significativi della vita di Maria Sklodowska Curie, la  grandissima scienziata che fin da bambina ha  vissuto a Varsavia, per poi trasferirsi da adulta in varie parti del mondo.  Ecco a voi l’intervista completa.

Maria Curie, quale è stata la prima dimostrazione della sua mente così acuta ed intuitiva?Questa è una bella domanda! Avevo quattro anni: mia sorella Bronia, di sette anni, stava leggendo con difficoltà un libro che gli aveva dato papà. Io le ho tolto il libro dalle mani e ho cominciato a leggere, per me era così semplice! I miei familiari erano increduli.

Qualcuno la prendeva in giro perché era così brava e intelligente?Sì, ma a me non interessava, continuavo la mia vita come sempre, curiosa di apprendere sempre nuove cose.

Come andava a scuola? E come si è sentita quando non ci è potuta più andare?A scuola ero bravissima, ho ottenuto anche la medaglia d’oro, che spettava solo ai migliori. Quando ho dovuto lasciare gli studi per le cattive condizioni economiche della mia famiglia ero molto triste. Così ho lavorato come governante per molto tempo e, con i soldi guadagnati, mi sono trasferita in Francia, dove ho continuato gli studi.

Ci parli di suo marito. Avete mai lavorato gomito a gomito?Mi sono sposata nel 1895 con Pierre Curie, uno scienziato già affermato. Abbiamo allestito un laboratorio per studiare il comportamento dell’ucranio e abbiamo scoperto che la radiazione è una proprietà chimica di questo elemento.

Avete fatto altro?Si, abbiamo isolato due nuovi elementi capaci di emettere radiazioni cioè il polonio e il radio. 

Quanti e quali premi Nobel hai ottenuto? Io ne ho ottenuti due, il primo con mio marito per la fisica nel 1903 sulla radioattività. Il secondo premio l’ho preso dopo la morte di mio marito, nel 1911, per la chimica. 

Ci vuole raccontare altro sulle sue riflessioni e scoperte?Si, forse lei non lo sa, ma ho fatto importanti riflessioni pratiche sulla medicina, in particolare sulla cura dei tumori.

Dove ha insegnato per la prima volta? E come è arrivata a questo punto?Ho insegnato per la prima volta presso un’università parigina, ma non è stato facile arrivarci. Mi sono trasferita in Francia proprio per proseguire gli studi. Ho iniziato a frequentare la Sorbona dove mi sono laureata in fisica e matematica. Solo dopo molto impegno, con il passare degli anni, sono stata assegnata alla cattedra di fisica generale. Ero molto orgogliosa di me stessa perché sono stata la prima donna ad insegnare alla Sorbona.

Che cosa ha fatto durante la Prima Guerra Mondiale?Ho  organizzato uno dei primi servizi radiologici per l’esercito. In quell’occasione ho potuto osservare da vicino le atrocità della guerra, un evento che di certo mostra il volto meno intelligente e più brutale dell’uomo!

Con queste parole si conclude l’intervista ad uno dei personaggi più rappresentativi del ‘900.

Lucia Mengoni 2^C

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