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EDITORIALE

Eccoci qua, ormai nell’anno scolastico 2018-2019, pronti a ricominciare a scrivere articoli per il nostro giornalino on line, anche se con un po’ di ritardo e la primavera è già arrivata.
Noi siamo sempre qua, ancora ospiti nei locali della scuola primaria e in attesa che venga costruita la nuova sede della scuola media. In realtà, poco tempo fa è stato inaugurato un modulo che ci è stato donato dopo il terremoto, dove abbiamo a disposizione un laboratorio informatico ed uno scientifico, che per fortuna ci consentono di avere qualche spazio in più a disposizione per le nostre attività didattiche.
In redazione ci siamo noi dell’attività alternativa all’IRC (classi 1^C e 1^D), ma chiunque tra i banchi della nostra scuola può contattarci e chiederci di collaborare scrivendo un suo articolo, che saremo ben lieti di pubblicare.
Noi siamo pieni di molte idee da tradurre in notizie che intendiamo proporvi. Speriamo che queste vi piacciano, perché ci abbiamo lavorato con tanta passione e impegno, e che interveniate numerosi con i vostri commenti.
Tasnim Khoulkhal e Giulio Cai

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Gita a Orvieto e Bomarzo

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Il venti aprile tutte e tre le classi prime della scuola secondaria di primo grado di Monte Urano sono partite per visitare la città di Orvieto, in Umbria e il giardino di Bomarzo denominato “Parco dei Mostri” situato nel Lazio.

Ci siamo ritrovati tutti nello spiazzale dei parcheggi di Monte Urano alle ore 5:45 per poi partire alle ore 6:10 con un autobus a due piani. Durante il viaggio, che è durato più di due ore, non ci siamo per niente annoiati poiché abbiamo giocato, scherzato e dormito.

La prima tappa è stata Orvieto dove siamo stati accolti da una guida la quale ci ha condotti al centro storico della città facendoci percorrere una lunga scalinata e facendoci salire sulla funicolare. La nostra guida ci ha parlato in modo approfondito della città di Orvieto nell’antichità.

Essa era una città-fortezza dove risiedeva il Papa che vi si era trasferito da Roma a causa delle invasioni nemiche tra cui, nel 1127, il “Sacco di Roma” da parte dei Lanzichenecchi. Insieme al pontefice e al popolo c’era l’ esercito papale quindi, in caso di assedio, c’era bisogno di molta acqua e di derrate alimentari. Il Papa incaricò “Sangallo Il Giovane” di costruire un pozzo per soddisfare le necessità idriche di tutta la gente. Il pozzo prese il nome di “Pozzo di San Patrizio”.

Esso è tuttora esistente ed è dotato di due passaggi laterali costituiti da due scale concentriche: l’una per scendere al livello dell’acqua e l’altra per risalire. Esse servivano per il passaggio degli animali adibiti al suo trasporto. Arrivati all’altezza dell’acqua, si attraversa un ponticello e si arriva alla scalinata di risalita.

Il pozzo ha un foro centrale in corrispondenza della sua bocca e settantadue finestroni; attraverso tali aperture entrano aria e luce e, dal foro centrale, anche l’acqua piovana, quindi il pozzo ha anche una funzione di cisterna.

La città di Orvieto sorge su una rupe di tufo e pozzolana. Sotto di essa ci sono 1200 cavità rimaste aperte dopo l’estrazione della pozzolana: un terriccio che, mescolato all’acqua, dà un’ottima malta da costruzione.

Il tufo, invece, è una pietra molto soffice che si può tagliare per fare blocchi. Durante i lavori per la costruzione della strada “Cassia Nuova” sono tornati alla luce i resti dell’antica città di Velsina, descritta da Vetruvio.

Ci sono i resti del Tempio Circolare dedicato a Tinia, Giove per i Greci e Zeus per i Romani. Esso è rialzato da un piedistallo: è piccolo perché al suo interno dovevano entrarci solo gli Auguri che predicevano il futuro interpretando il volo degli uccelli e i fenomeni atmosferici o naturali. All’interno del tempio c’erano delle piccole stanze usate per le cerimonie alle quali il popolo non partecipava.

Il porto di Pagliano si trovava sul fiume Paglia, navigabile, che metteva in comunicazione Roma con tali luoghi. Attraverso di esso arrivavano i rifornimenti.

Ci siamo poi trasferiti all’interno della roccaforte e la guida ha continuato a parlarci di Velsina. Ci ha detto che i Romani, dopo tre anni di assedio, la conquistarono e trasferirono la popolazione a Bolsena.

Con tale avvenimento, ci fu un arresto della vita sociale in tali luoghi che tornarono a riempirsi solo nel V secolo con le incursioni barbariche.

Alla fine del XIV secolo ritorna il Papa dalla “Cattività di Avignone”, ma le città non vogliono più sottostare al suo dominio: vogliono essere libere. Così il Papa incarica un cardinale di costruire delle fortezze per sedare la ribellione dei comuni.

Scesi dal punto più alto della fortezza, ci siamo recati al duomo. Esso venne costruito per conservare un reliquiario contenente il telo o corporale bagnato dal “Sangue di Cristo” nel “Miracolo di Bolsena” nel 1263. Un prete, celebrando la messa, ebbe il dubbio che nell’Ostia Consacrata ci fosse veramente Gesù come uomo e come Dio, ma dall’ostia cominciò a gocciare sangue che bagnò il corporale ripiegato sull’altare. Da Bolsena la reliquia fu trasportata ad Orvieto poiché lì risiedeva il Papa il quale fece esporre per convertire gli eretici Catari che non credevano nel sacramento dell’Eucarestia.

Il duomo ha ora la forma di croce latina, all’origine aveva una sola navata.  Ad essa si è aggiunta, in seguito, una cappella laterale dove è custodito il reliquario contenente la tela del “Miracolo di Bolsena”. Sopra questa cappella è situato il secondo organo più grande d’Italia. Molto più tardi è stata costruita anche la seconda cappella nell’altro lato della croce e in essa ci sono gli affreschi raffiguranti l’inferno ed il paradiso dipinti dal celebre pittore denominato “Signorelli” che dipinse anche nella basilica di Loreto.

Dopo pranzo siamo ripartiti con la corriera e siamo andati a Bomarzo, un piccolo borgo che sorge su una delle colline laziali. In esso c’è il “Parco dei mostri” così chiamato per la presenza di sculture fantascientifiche e grottesche disseminate al suo interno.

E’ chiamato anche “Sacro bosco” ma la parola “sacro” sta a significare magico, stregato. Fu fatto costruire dal principe Vicino Orsini, signore di Bomarzo, in onore della moglie Giulia Farnese, morta in giovane età. Nel verde della selva, lungo i percorsi brecciati e scoscesi ci si sono presentati elementi ora spaventevoli, ora piacevoli scolpiti nelle rocce.

Oltrepassato l’arco merlato con il cancello sormontato dallo stemma degli Orsini, ci si trova in una boscaglia dove sono disseminate terribili creature, quasi animate: facce orrende, orchi, draghi, sirene, leoni…

Tra tutte le opere, quelle che mi sono piaciute di più sono state : “L’Orco” e “La casa pendente”. “L’Orco” è un’enorme testa di uomo impietrita in un grido di spavento. Si chiama “Orco” da “Orcus”, un altro nome di Ade, dio degli inferi. La sua bocca è spalancata perché simboleggia l’entrata nel regno dei morti. Sul labbro superiore è scritto:”Ogni pensiero vola”.

“La Casa Pendente” è costruita su di un masso inclinato. Siamo saliti, attraverso delle scale, al secondo piano poiché il primo era chiuso. Una volta dentro, si ha la sensazione che ci sia un terremoto sotto i piedi e, quindi, non siamo riusciti a tenerci in equilibrio a causa dell’inclinazione della casa.

Usciti dal parco abbiamo fatto uno spuntino e abbiamo conosciuto un asino, poi ci siamo rimessi in viaggio per ritornare a Monte Urano.

La città che mi è piaciuta di più è stata Orvieto per la bellezza del duomo e per l’esistenza di un pozzo che credo sia unico al mondo ma che non ho potuto visitare. Anche Bomarzo, con il suo “ Parco dei Mostri”, mi è piaciuta per le sue terrorizzanti statue e per la bellezza di un bosco molto curato.

Federico Santarelli IB

 

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